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artificiali di neutroni, molto più intense rispetto a quelle fino a quel momento
utilizzate a Roma, come i tubetti contenenti emanazione di radio e polvere di
berillio. Nel giugno del 1937 Fermi e il suo gruppo realizzano un prototipo in
scala ridotta, da 200 keV, nei locali dell'Istituto di Fisica che nel frattempo si è
trasferito da via Panisperna alla nuova città universitaria. La descrizione
dell'impianto per la produzione di neutroni a mezzo di ioni di deuterio accelerati
a 200 keV è contenuta nell' articolo Un generatore artificiale di neutroni, pubblicato
sulla "Ricerca Scientifica". L'acceleratore da 1 MeV verrà completato due anni
dopo, quando Fermi ormai avrà lasciato l'Italia. Nel gennaio dello stesso anno
Fermi presenta al CNR una dettagliata proposta per la costituzione di un Istituto
nazionale di radioattività, nella quale fa notare come l'Italia, che fino a quel
momento ha avuto una posizione preminente in questo campo di ricerca, stia
perdendo decisamente terreno rispetto ai laboratori dotati di macchine accelera-
tori che forniscono sorgenti la cui intensità è «migliaia di volte superiore a quelle
ottenibili partendo dalle sostanze naturali» e prosegue: «È chiaro come queste
circostanze rendano vano pensare a un' efficace concorrenza con l'estero, se anche
in Italia non si trova il modo di organizzare le ricerche su un piano adeguato».
Nel corso di una sua visita a Ernest Lawrence nell'estate del 1937 Fermi esamina
concretamente la possibilità di realizzare in Italia un ciclotrone "economico" .
Ma nel luglio 1937 muore improvvisamente Guglielmo Marconi, che nella sua
veste di presidente del CNR e dell'Accademia d'Italia era stato un valido
sostenitore del gruppo, nonostante le sue numerose richieste per ottenere fondi
per la ricerca non fossero del tutto in consonanza con l'idea che Mussolini aveva
riguardo al ruolo della scienza nello Stato fascista. Ecco cosa scriveva il Duce a un suo
aiutante già nel 1930: «Le rimetto questa doglianza che mi è stata consegnata da S. E. Robert Oppenheimer, Enrico Fermi
Marconi, Preso del CNR, nonché dell'Accademia d'Italia. Credo che gli si possono dare ed Ernest Lawrence a Berkeley (1937)
570.000 dal fondo delle spese impreviste e non un soldo di più. Salvo a vedere se questo
Consiglio debba ancora funzionare».
Il 1937 è anche l'anno della morte di Ernest Rutherford, Fermi lo ricorda in una
breve nota pubblicata su "Nature".
1938 Nel maggio del 1938 il CNR respinge definitivamente la proposta di
Le leggi razziali
- Fermi per l'Istituto nazionale di radioattività adducendo la limitata e il premio Nobel
disponibilità di fondi e poco dopo gli assegna un contributo che Fermi giudica
del tutto insufficiente per realizzare qualsiasi progetto, in particolare l'idea del
ciclotrone. È evidente ormai che la più importante istituzione scientifica italiana
non è in grado di mettere a disposizione di Fermi e dei suoi collaboratori i mezzi
necessari per proseguire ricerche che possano competere con quelle portate ormai
avanti nei laboratori più avanzati. Nel frattempo la situazione politica sta precipi-
tando. In marzo è avvenuta l'annessione dell'Austria alla Germania nazista
(Anschluss) e soprattutto nel mese di luglio inizia anche in Italia la campagna
antisemita con la pubblicazione del Manifesto della Razza. Nei mesi successivi
vengono promulgate le leggi razziali: comincia l'espulsione degli ebrei da tutti
gli impieghi statali, dalle università e dalle accademie, oltre all' esclusione degli
allievi ebrei dalle scuole pubbliche. La moglie di Fermi, Laura Capon, è ebrea e
all'inizio di settembre i coniugi Fermi decidono di emigrare.
Luisa Bono/is L'opera scientifica di Enrico Fermi I 161

